Evil West | Recensione tra vampiri, proiettili e fulmini (XSS)

Dopo il cyberpunk puro di Hard Reset, il cyberpunk con contaminazioni orientali della trilogia di Shadow Warrior e l’epoca Sengoku di Trek To Yomi, Flying Wild Hog prova a portare il proprio credo creativo in un West alternativo in cui la tecnologia è molto più avanzata di quanto raccontatoci nei film e sui libri di storia e orde di vampiri muovono guerra all’umanità. Evil West è un action in terza persona con una forte ambizione: proporre una struttura più matura e meno ancorata allo spirito arcade che ha sempre contraddistinto i lavori dello studio polacco.

Ispirandosi anche a personaggi e opere di altri media, Evil West mette sul tavolo da gioco una buona mano, ma sarà abbastanza per vincere la partita e non far scoppiare una rissa al saloon? Scopriamolo insieme in questa recensione.

Vampiri alla conquista dell’Ovest

Altro che risse da bar e duelli tra la polvere, le terre dell’Ovest hanno problemi ben più grandi: un esercito di creature immonde ha invaso l’America, vengono chiamate sanguisugae, esseri umani che hanno avuto una trasformazione dopo essere caduti vittima del vampirismo. Per contrastare l’emergenza, è stato creato l’Istituto Rentier che mette sul campo uomini ben addestrati e dalle abilità ipertecnologiche. Il presidente William Rentier può contare su validi pistoleri, tra cui il figlio Jesse, protagonista del gioco. A Jesse non piace stare con le mani in mano o dietro a una scrivania, per lui è sempre un buon momento per massacrare vampiri. Per questo motivo crescono i contrasti con il padre che vorrebbe più cautela.

La stessa cautela che sembra chiedere il Consiglio dei vampiri, poco propenso a una guerra aperta adesso che gli umani si sono organizzati. Non è d’accordo D’Abano, un vampiro di rango superiore che vorrebbe invece sferrare l’attacco finale, a dargli manforte è la figlia Felicity che si rivela un’essere dalla potenza incalcolabile. È lei che prende in mano la situazione decidendo di dare il colpo di grazia all’umanità. I vampiri così si fanno sempre più agguerriti, non c’è più tempo, il loro piano è conquistare l’Ovest assoggettando tutti e calando le tenebre sull’umanità.

Jesse Rentier, coadiuvato da una squadra composta dal suo amico Edgar Gravenor, il medico Emilia Blackwell e l’ingegnere Vergil Olney, parte per missioni sempre più pericolose alla ricerca di Felicity, mentre anche tra gli umani c’è qualcuno che vuole mettergli i bastoni tra le ruote per interessi personali.

La narrativa di Evil West non fa fare un super salto di qualità alle produzioni di Flying Wild Hog che, in tutta onestà, non hanno mai avuto bisogno di una trama eccelsa per funzionare capitalizzando molto sul gameplay e la frenesia arcade dello stesso. Discorso un po’ diverso per Trek To Yomi che invece, ispirandosi alla cinematografia di Kurosawa, ha cercato di elevarsi, riuscendoci, senza però toccare picchi indimenticabili, puntando piuttosto sul classico contrasto interiore tra due principi opposti: vendetta e onore. Tuttavia, il salto c’è, è evidente che la narrativa di Evil West sia più accurata mettendo in piedi un contesto credibile di un West alternativo con un buon numero di personaggi, buoni e cattivi, ben caratterizzati che interpretano il loro ruolo in modo più che sufficiente.

Il personaggio di Jesse Rentier, d’altronde, non ha lo spessore di un film d’autore, però è funzionale a ciò che accade intorno a lui. È un Van Helsing, per come lo conosciamo nei film action/horror che si distaccano completamente dal personaggio di Bram Stoker, con le capacità balistiche di Django che cerca di rimettere le cose a posto come gli hanno insegnato: sparando e prendendo a pugni qualsiasi cosa si muova e sia sporco di sangue. In generale, la storia è interessante, forse solo un po’ forzata in alcuni punti per giustificare alcune missioni oltremodo allungate. Seguire la vicenda per tutte le 12 ore necessarie a terminare il gioco, non risulta comunque pesante.

Ciò avviene anche, se non soprattutto, grazie alla bella rappresentazione che Evil West fa di un Ovest demoniaco e steampunk. Il team polacco non si è limitato a mettere i mostri nel Far West, ha inserito elementi propri di quel periodo potenziandoli in modo esponenziale, ovvero immaginando un West più avanzato tecnologicamente di quello che era nella realtà, nonostante i primi studi scientifici sull’energia elettrica fossero già ben avviati. Il Far West, canonicamente, inizia nel 1842 e termina nel 1890, in quello stesso periodo nascono Nikola Tesla e Thomas Edison, mentre la Seconda Rivoluzione Industriale americana ha inizio nel 1870, pertanto la società stava già sperimentando le invenzioni dell’epoca senza però arrivare alle esagerazioni di Evil West.

Nel gioco ha un ruolo molto importante l’energia elettrica, non solo scenicamente, ma anche ludicamente. I marchingegni e le armi presenti nel mondo di Evil West non erano neanche nei sogni più bagnati dei due scienziati citati precedentemente e si legano molto bene alla rappresentazione classica del West, con città fantasma, canyon, zone paludose, saloon e le prime fabbriche. Dal punto di vista scenico ed estetico, dunque, non possiamo che lodare il lavoro del team, mentre qualcosa da ridire sulla grafica, intesa come comparto tecnico, ce l’abbiamo. Abbiamo giocato Evil West su Xbox Series S e, sebbene la resa generale sia molto affascinante, dobbiamo segnalare che dal punto di vista meramente tecnico il gioco non sembra particolarmente rifinito, con le texture di alcune superfici e alcuni elementi dell’ambientazione un po’ scarse.

I modelli dei personaggi sono di buona fattura ed è palese che il team non cercasse il fotorealismo, abbiamo infatti espressioni, durante le cutscene, di buon livello per quanto riguarda i personaggi principali, mentre altri sembrano più caricaturali, ad esempio il ministro Harrow e il medico Emilia Blackwell, indice solitamente di una produzione con un budget ancora non adeguato a certi standard. Molto buona invece la varietà dei nemici che si suddividono in sanguisugae, mostri e boss e vanno a formare un bestiario abbastanza variegato.

Proiettili, fulmini e botte da orbi

Ora però passiamo alla ciccia. Evil West è un action in terza persona in cui si fa largo uso di armi da fuoco e abilità speciali per uccidere numerosi nemici, man mano sempre più potenti. Partiamo dalle basi: l’arma/strumento principale di Jesse è il guanto, appositamente costruito dall’Istituto Rentier per sconfiggere i vampiri. Il primo metodo per massacrare i nemici, infatti, non è certo tra i più raffinati, ma è molto efficace, ovvero prenderli a pugni. Nelle prime fasi, quando affronteremo le creature più deboli, i nostri pugni saranno più che sufficienti, quando invece le cose si faranno più grandi di noi, il gioco ha fatto in modo che l’attacco corpo a corpo continuasse ad avere un senso.

Mettere a segno delle combo con il guanto, infatti, va ad aumentare la carica, una barra che indica la quantità di energia a nostra disposizione con la quale attivare abilità elementali specifiche per ogni arma più un’abilità unica di cui parleremo dopo. Con il guanto è possibile anche effettuare una parata che, se fatta nel momento giusto, è in grado di bloccare il nemico con l’elettricità. Come abbiamo detto precedentemente, l’energia elettrica è fondamentale nell’economia del gioco, questa va ad alimentare la quasi totalità delle armi se opportunamente potenziate.

Evil West presenta un sistema di potenziamento basato sull’acquisto di abilità con soldi sparsi per le ambientazioni e lo sblocco di bonus attraverso l’investimento di punti esperienza. Si tratta dell’unico elemento simil-RPG del titolo che è un action a tutto tondo, il livello del personaggio non va a influenzare il combat system, se non, appunto, per la possibilità di sbloccare bonus sempre più potenti. Ebbene, quali sono le armi e le abilità che Jesse può usare contro i vampiri? Le due armi principali che possono essere utilizzate in ogni momento e che contengono munizioni infinite sono il revolver e il fucile (quest’ultimo è intercambiabile con una balestra). Il revolver, una volta potenziato, diventa un blaster i cui raggi elettrici rimbalzano tra i nemici, mentre il fucile può sparare colpi caricati a energia, tipo plasma.

Le altre armi sono a tutti gli effetti equiparabili a delle abilità, perché non possono essere utilizzate quando si vuole, ma solo dopo aver atteso un cooldown. La doppietta, ad esempio, è utile a distanze dirotte quando si viene accerchiati, il lanciafiamme è particolarmente efficace contro nemici vulnerabili al fuoco e si rende utile per distruggere le ragnatele che ostruiscono il passaggio, le cariche esplosive e il gatling completano l’opera. I potenziamenti elettrici di queste armi sono fondamentali nelle fasi più avanzate del gioco, quando Evil West ci butta addosso orde di nemici molto forti. Il gatling, invece di sparare i classici proiettili da mitragliatrice, lancia un flusso continuo di energia, mentre le cariche esplosive, una volta attivate, scatenano un tornado che fa danni ad area.

Altre abilità di base sono la schivata, sempre eseguibile, e la cura che è soggetta al cooldown. Prima abbiamo accennato a un’abilità unica, si tratta della Supercarica, una sorta di modalità berserk durante la quale Jesse diventa invulnerabile e può colpire i mostri con il guanto elettrificato annientandoli. Per attivarla bisogna avere la carica completa. Nei capitoli più in là nella storia, le fasi di combattimento si faranno sempre più concitate, pertanto avere molteplici potenziamenti non sarà solo un vezzo visivo, ma una necessità. Evil West, difatti, soffre della “sindrome da orda” che colpisce spesso Flying Wild Hog.

I giochi del team polacco sono spesso caratterizzati da un combat system che si basa sulle orde, su un sistema alla Doom e, per l’appunto, alla Shadow Warrior, ovvero che lancia addosso al giocatore decine e decine di nemici alla volta in un’arena prestabilita. Questo sistema si rifà agli FPS anni ’90 di cui faceva parte anche Shadow Warrior di 3D Realms, uscito nel 1997 e poi riportato in auge proprio da Flying Wild Hog con la nuovissima trilogia con protagonista Lo Wang. Nei prodotti di questo tipo, i mini boss e le creature più grandi diventano man mano nemici comuni, affollando l’arena in cui si svolge il combattimento. Evil West non riesce ad evitare questo sistema per proporre qualcosa di più raffinato e ragionato, tradendo ancora una volta quello spirito arcade di cui abbiamo accennato qualche paragrafo fa.

Le orde sono meno caotiche rispetto a quelle presenti in Shadow Warrior perché è anche diversa la mobility. Lo Wang è agile, può saltare e aggrapparsi alle sporgenze, lanciare il rampino, il level design dell’arena è più ad ampio respiro, mentre in Evil West le arene sono più statiche, Jesse è un carro armato che punta sulla potenza e sulla quantità di abilità sbloccate. Detto questo, il combat system rimane molto divertente pad alla mano e garantisce molta soddisfazione alla fine di ogni fase.

In aggiunta, nelle fasi al di fuori dei combattimenti, il giocatore è chiamato a eseguire azioni contestuali e interazioni ambientali per proseguire, come aggrapparsi a ganci con la corda-rampino per superare strapiombi, scivolare lungo teleferiche, scalare catene e saltare dei semplici ostacoli. Tutto ciò, oltre ad essere ben contrassegnato da un’aura luminosa, si esegue, in alcuni casi, con la sola pressione del tasto A e, in altri, avvicinandosi al punto interattivo. Si tratta dunque di sezioni guidate che servono unicamente a variare un po’ l’esplorazione, senza offrire una reale sfida. Ci sono poi anche enigmi ambientali in cui dovremo spostare carrelli o riattivare pannelli elettrici. Nulla di eclatante.

Nel complesso, l’esperienza, pur avendo ancora una struttura un po’ schematica, risulta scorrevole e piacevole da giocare.

Evil West è senza dubbio uno dei migliori titoli di Flying Wild Hog. Come spesso accade nelle loro produzioni, ci sono cose poco rifinite, meno accurate di altre, ma nel complesso le esperienze da loro create sono divertenti. Evil West non fa eccezione. Il combat system può vantare una buona varietà di armi e abilità, con annessi potenziamenti, e di un corposo numero di nemici da sterminare. La struttura ancora un po’ troppo schematica e legata alle orde tradisce lo spirito arcade da cui il team polacco non riesce a distaccarsi. La narrativa è di buon livello (segnaliamo che sono disponibili i sottotitoli in italiano), pur non avendo guizzi particolari, ma soprattutto è la rappresentazione del West alternativo vampiresco e tecnologicamente avanzato a lasciare gratificati.

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