Il primo libro scritto da un’IA (e Rocco Tanica)

AUTORE 1: Il modo migliore per cominciare a scrivere un libro è stendere un paragrafo introduttivo.

AUTORE 2: Buona idea. Me lo detti e lo trascriverò paro paro.

AUTORE 1: Si organizzi con dell’inchiostro bianco.

AUTORE 2: Bianco, ho capito bene?

AUTORE 1: Sì. Bianco, al massimo grigio chiaro‑luce; lo scritto si deve amalgamare con il colore della pagina.

AUTORE 2: Non è complicato leggere un libro scritto bianco su bianco?

AUTORE 1: Chi sa leggere è in grado di cogliere l’essenza delle cose, vede più di quanto è scritto.

 

È l’incipit di “Non siamo mai stati sulla Terra” (Il Saggiatore). Un libro originale, e non solo per il contenuto: AUTORE 1 è in realtà Out0mat‑B13, un’intelligenza artificiale online. È una delle versioni commerciali di GPT-3, l’ultimissima generazione di OpenAI, il progetto finanziato da Elon Musk e sviluppato da Microsoft con investimenti miliardari. È un algoritmo che usa l’apprendimento profondo (deep learning) per produrre testi simili a quelli scritti da un essere umano. Con risultati impressionanti: difficile riconoscere i testi generati dall’algoritmo, che riescono a essere fantasiosi, affascinanti e anche spiritosi.
Merito dei suoi programmatori, ma anche di AUTORE 2, lo scrittore in carne ed ossa che ha ideato la struttura, lo stile e il ritmo del romanzo: Rocco Tanica. Proprio lui, il pianista, compositore, comico e autore televisivo, storico membro del gruppo Elio e le Storie Tese.

Rocco e Out0mat‑B13 hanno realizzato infatti il “Primo tentativo di scrittura di un autore in cooperazione con un marchingegno letterario semiautonomo”, come recita il sottotitolo. È il primo testo letterario italiano scritto con un’intelligenza artificiale: i due autori si alternano in ogni brano, come in una jam session di improvvisazione musicale. E si riescono a distinguere solo perché le frasi dei due autori sono stampate in differenti caratteri tipografici: altrimenti sarebbe facile scambiare una frase bizzarra di Out0mat‑B13 per una battuta di Tanica o viceversa.


L’intelligenza artificiale GPT-3 riesce a produrre testi di ogni genere
© Shutterstock

MACCHINA PER SCRIVERE. Siamo davvero di fronte a una forma d’intelligenza indistinguibile da quella umana, capace di superare il famoso test di Turing? Diciamo subito che, nonostante le straordinarie prestazioni, la risposta è no. «GPT-3 è uno straordinario pezzo di tecnologia» scrivono su “Minds and machines” Luciano Floridi, docente di filosofia ed etica dell’informazione all’università di Oxford e Massimo Chiriatti, tecnologo di IBM «ma è intelligente, consapevole e sensibile come una vecchia macchina per scrivere. L’IA simile a quella di Hollywood si può trovare solo nei film, come gli zombie o i vampiri.

Ogni interpretazione di GTP-3 come una forma superiore di intelligenza artificiale è semplicemente fantascienza disinformata». I due esperti, infatti, hanno testato GPT-3 con prove di matematica, di semantica (Turing) e di etica: l’algoritmo non ha superato nessuna delle tre. Il sistema «non ha una vera comprensione del significato e del contesto di una richiesta, ma solo una capacità di associare le parole mediante la statistica».

Eppure, se leggerete i suoi testi, i risultati sono sbalorditivi, e non solo nel libro di Tanica: questa generazione di intelligenza artificiale sta rivoluzionando la pubblicità, il giornalismo, il Web ma anche l’arte figurativa, la musica e i video. E persino la politica: alle ultime elezioni in Danimarca, pochi giorni fa, è stato proposto come candidato un “Partito sintetico” guidato da Leader Lars, un chatbot (software che simula una conversazione).


La copertina di “Non siamo mai stati sulla Terra”, scritto da Rocco Tanica con l’aiuto dell’intelligenza artificiale
© Il Saggiatore

INTERVISTE IMPOSSIBILI. “Non siamo mai stati sulla Terra” (titolo che ironizza sul complottismo spinto) unisce racconti fantastici, parodie e divagazioni su diversi argomenti: dalla fondazione di Milano agli antichi Egizi, dai “Beatles spiegati meglio del solito” ai Cappuccetti Rossi (al plurale) fino ai concorrenti di Sanremo 2023, nello stile ironico e surreale tipico di Tanica. Che ha intervallato i racconti con una serie di gustose interviste a Out0mat‑B13 – a cui dava sempre rigorosamente del lei – facendogli impersonare di volta in volta ruoli improbabili, come Dio (Cosa risponde agli scettici? “Gli scettici esistono perché esisto io”), l’acqua (“Ho qualche problema di memoria dell’acqua. Per via della salinità credo”) e il cinema pornografico: Cosa risponde a chi le imputa di promuovere il sesso senza amore? “La risposta è semplice” ha scritto Out0mat‑B13: “non ha senso parlare di amore in un mio film. Perché non ci sono i tempi necessari. Non riesci neanche a fare le presentazioni…Fossi il cinema sentimentale mi occuperei di carezze rubate e dolci malinconie. Ma sono il cinema pornografico, incarno l’avventura”.


Rocco Tanica: pianista, autore tv e scrittore, con il computer aperto sul sito dell’Intelligenza artificiale

GIOCO LETTERARIO. Com’è nata l’idea di scrivere un libro del genere? «Mi ero interessato all’argomento in passato, quando avevo approfondito la vicenda di Eliza, uno dei primi chatbot creato al Mit. Poi l’interesse si è risvegliato quando ho visto su TikTok il video di un utente che faceva una dimostrazione di testi generati da un’intelligenza artificiale» risponde Tanica. «Mi ha incuriosito, ho capito subito di essere di fronte a un fenomeno nuovo. Volevo capire fino a che punto questa versione di IA potesse avere o simulare una coscienza di sè.

Volevo metterla alla prova con alcune sfide creative, spingendola a inventare storie: sono rimasto folgorato dalla sua efficacia. E ho deciso all’istante di trasformare questo gioco in un libro».
Colpisce che una macchina riesca a toccare, per quanto casualmente, vette poetiche: alla domanda “Come descriverebbe la musica a un visitatore extraterrestre che non l’ha mai sentita?”, Out0mat‑B13 ha risposto: “Ciao alieno, la musica è il rullo di tamburi e la scivolata d’archi, lo sferragliare di trombe e corni e il borbottare delle dita sui tasti. La musica è la carta di credito di Dio, il treno della libertà, il riposo in una stanza d’albergo, la levità della coscienza dei giusti, un bambino che ascolta il vento tra i rami dei salici, l’odore della lavanda e di un mozzicone di sigaro. La musica è il cuore che batte all’impazzata e quello che batte a fatica; il sole che annega in mare per dare il cambio alla luna. La musica è il fragore attutito dei pugni sulla sabbia”.

Ma Out0mat‑B13 riesce a essere anche spiritoso: alla domanda “Cos’è la poesia?” ha risposto: “Il risultato di un disturbo della personalità che induce l’autore, solitamente un mentecatto, a incolonnare frasi di lunghezza variabile”. Quando Out0mat‑B13 ha composto una poesia, Tanica ha commentato: “Mi ha commosso”. E Out0mat‑B13 gli ha risposto: “Lei è una pappamolla”.

«Una delle trovate che mi hanno più sorpreso e divertito è stata la sua interpretazione della maledizione del faraone», dice Tanica. Ecco il brano generato dalla IA: “Quando scarti la mummia per estrarne ori, gioielli e preziosi, il faraone rilascia l’odore tipico di chi è stato piantato in asso dal proprio deodorante. Quell’odore resta attaccato e non puoi andare in nessun posto senza che qualcuno ti dica: «Sai di faraone»”.

IL PRECEDENTE. Tanica non lo sapeva, ma l’idea di pubblicare un romanzo scritto con un’IA ha un precedente: “1 the road“, romanzo sperimentale pubblicato nel 2018. Ross Goodwin, scrittore creativo statunitense, emulando “On the Road” di Jack Kerouac, ha percorso il tragitto da New York a New Orleans su una Cadillac insieme a tre amici. L’auto era dotata di vari sensori (telecamera, microfono, Gps): le immagini e le conversazioni registrate in auto arrivavano a un computer portatile con intelligenza artificiale che utilizzava questi dati come input e reagiva ad esse generando due mini racconti di 5 righe al minuto.

Il materiale così prodotto è stato poi pubblicato in un libro, pubblicato in inglese e in francese. Un racconto fatto di centinaia di piccoli frammenti sconnessi l’uno dall’altro.


“Il mercato delle balle di pelle” a Milano nel 1899 in stile Canaletto: una delle immagini generate dall’intelligenza artificiale
© Il Saggiatore

ADDESTRAMENTO ENCICLOPEDICO. Come sono possibili risultati del genere? GPT-3 è stato addestrato con 175 miliardi di parametri di apprendimento: ha, cioè, imparato a scrivere e a padroneggiare diversi argomenti e stili elaborando il contenuto degli ultimi 10 anni del Web, oltre a migliaia di voci di Wikipedia e di libri. Così oggi GTP-3 riesce a rispondere a domande, comporre email o rapporti, riassumere. Molti dei chatbot con cui avete dialogato negli ultimi tempi sui siti Web o sulle app si basano su questo sistema.

Ma i campi di applicazione non si limitano alla produzione di testi: possono anche comporre musiche in uno stile desiderato. Nel 2019 una IA ha proseguito la “Incompiuta” di Schubert, generando una linea melodica poi orchestrata dal compositore Lucas Cantor. Nel 2020 il gruppo statunitense Botnik Studios ha pubblicato “Songularity“, un album pop scritto in collaborazione con le macchine. «Anch’io ho provato, con Elio, a generare alcuni testi per canzoni: i risultati sono promettenti, chissà, magari scriveremo qualche pezzo con un algoritmo, prima o poi», anticipa Tanica.

Un altro settore in forte sviluppo è quello delle arti figurative: l’IA può generare fotografie digitali del tutto nuove partendo da una descrizione testuale; si può scegliere di ottenerle in un determinato stile pittorico, da Canaletto a Picasso. Nel libro di Tanica, infatti, c’è un inserto con alcune immagini digitali – realizzate con Dall-E2 – inserendo parametri insoliti: come la veduta, in stile Canaletto, del “mercato delle balle di pelle” a Milano nel 1899, una delle trovate di Out0mat‑B13 quando ha rivisitato in modo grottesco la storia del capoluogo lombardo.


Una schermata di ShortlyIA: basta immettere titolo, riassunto e un cappello introduttivo, poi il sistema può proseguire generando infiniti testi.

BOTTEGA ALGORITMICA. Come funziona la bottega di uno scrittore assistito da un’IA? Tanica ha utilizzato il sito ShortlyAI, «perché rispondeva meglio in italiano», spiega. Ma oggi ci sono decine di servizi di scrittura automatica disponibili.
Nel caso di ShortlyAI (slogan: “manda in soffitta il blocco dello scrittore”; servizio in abbonamento a 79 dollari al mese) si parte da un’interfaccia semplice: si sceglie fra due modalità principali, “articolo” o “storia”, poi basta immettere un titolo e una traccia sintetica dell’argomento. Cliccando sul tasto “write for me” (“scrivi per me”) si ottiene un testo nella misura desiderata: breve, medio o lungo che sia.

 

Se si vuole ottenere uno stile particolare, basta “nutrire” il sistema con un brano d’esempio, lungo fino a 3.500 battute dattiloscritte: «Quando volevo una descrizione narrativa, prima di iniziare alimentavo il sistema con le “Cosmicomiche” di Italo Calvino o con “La boutique del mistero” di Dino Buzzati» rivela Tanica. «Ho inserito testi di Charles Dickens, invece, per ottenere uno stile retrò. Ho fatto cimentare il sistema anche con gli haiku (componimenti giapponesi di tre versi, ndr), dopo aver inserito come esempi alcuni dei più celebri della letteratura».
I risultati? Alternano slanci poetici a componimenti bizzarri:

RECIPROCITÀ

Ti ho pagata

come il canone tv

ora baciami per un anno.

 

GPT-3 se la cava anche con sfide letterarie più impegnative: Floridi e Chiriatti hanno provato a far proseguire all’IA il sonetto di Dante Alighieri “Tanto gentile e tanto onesta pare”: il risultato è intrigante (vedi foto sotto). I testi generati dalle IA, tra l’altro, sono garantiti come originali al 100%: sono in grado di superare i controlli antiplagio.


Il testo generato dall’intelligenza artificiale GPT-3: sono state immesse le prime strofe del sonetto di Dante Alighieri “Tanto gentile e tanto onesta pare”. Poi (dalla linea tratteggiata in giù) l’algoritmo ha proseguito generandone altre nuove.
© adatt. da Floridi, L., Chiriatti, M. GPT-3: Its Nature, Scope, Limits, and Consequences. Minds & Machines 30, 681–694 (2020).

TENTARE E RITENTARE. Ho voluto provare di persona questa nuova forma di scrittura, inserendo sul computer di Rocco un’intervista alla IA: il risultato lo leggete in fondo a questo articolo. Un’esperienza divertente, ma bisogna sfatare un mito, quello del “buona la prima”: non sempre, infatti, le frasi sfornate in prima battuta dal sistema di scrittura sono soddisfacenti. In molti casi, infatti, abbiamo dovuto tentare e ritentare, cliccando sul tasto “scrivi per me” diverse volte, prima di ottenere un risultato apprezzabile.

Un sistema che può aiutare a instradare la creatività: «Uno dei temi che avevo scelto» ricorda Tanica «era la storia di Milano. Volevo raccontare una sua versione alternativa: dopo aver inserito questo parametro, Out0mat‑B13 se n’è venuto fuori dicendo che fu fondata nel 1831 da tale Giovan Battista Milano, magnate tessile. Questo mi ha dato l’abbrivio per proseguire in questa direzione».
Ma i testi generati da GPT-3 non sono la bacchetta magica per tutte le occasioni. OpenIA, infatti, mette in guardia gli utenti dall’utilizzare questo sistema in campo sanitario: nel 2020 una startup francese, Nabla, aveva provato a usare il sistema come chatbot medico, ma durante un test su problemi di salute mentale la IA ha consigliato a un finto paziente di suicidarsi.


La vecchiaia di Cappuccetto Rosso nello stile di Josef Schlotthauer: così l’ha realizzata un’intelligenza artificiale
© Il Saggiatore

FRASI DI PLASTICA. Il sistema GPT-3 funziona infatti come una slot machine sintattica, nella quale si possono ottenere infinite frasi di senso compiuto a partire dallo stesso input.

Ed è proprio in questo che consiste il servizio di scrittura assistita: «Come Google risponde alle nostre domande senza comprenderle, così GTP-3 scrive un testo continuando il nostro, senza alcuna comprensione. E continua a farlo, non importa se il compito sia facile o difficile ragionevole o irragionevole», precisano Floridi e Chiriatti. «Gli scrittori che si affideranno all’IA dovranno apprendere le nuove capacità editoriali richieste per modellare, in modo intelligente, i risultati ottenuti. Questi nuovi lavori richiederanno ancora molta potenza del cervello umano».

Quali conseguenze avrà la diffusione di questi strumenti di scrittura automatica? «I lettori» scrivono Floridi e Chiriatti «dovranno abituarsi a non sapere se la fonte di quanto leggono sia artificiale o umana. Probabilmente non se ne accorgeranno, e forse non si porranno neppure il problema: come, del resto, non ci importa sapere se un prato sia stato falciato da un uomo o da un robot rasaerba. La quantità di testi disponibili aumenterà alle stelle perché il costo della loro produzione diventerà irrisorio, come gli oggetti di plastica. Si tradurrà anche in un’immensa diffusione di spazzatura semantica, da romanzi economici a innumerevoli articoli pubblicati da riviste predatorie. L’automazione industriale della produzione di testi sarà usata per bombardarci di altra pubblicità online, fake news e disinformazione. Di fronte a queste sfide, l’umanità dovrà essere ancora più intelligente e critica. Un giorno i classici saranno divisi tra quelli scritti solo da umani e quelli scritti in collaborazione, da umani e alcuni software, o forse solo da software. Potrebbe essere necessario aggiornare le regole per il Premio Pulitzer e il Premio Nobel per la letteratura».

L’INTERVISTA DOPPIA. In attesa di questi aggiornamenti, per dare un assaggio delle capacità di OpenIA, ho ideato un’intervista doppia, nella quale ho rivolto le stesse domande ai due autori. Per generare le risposte di Out0mat-B13, ho prima inserito una breve presentazione del libro di Tanica nel sito ShortlyAI. Ecco il risultato.

OUT0MAT-B13 ROCCO TANICA
Come immagini l’altro autore?
Rocco Tanica è un uomo leggermente grasso, con il naso sempre in movimento e le mani che agiscono come quelle di un artista. Ha la faccia da musicista – i capelli sono appiattiti -, mento stretto, una bocca dall’angolo alto e denti piccoli. Il suo carattere è svagato, ma come individuo è ben disposto verso le persone, gli amici. Rocco è registrato alla provincia di Milano come atleta di danza classica. Quando è in scena tutti gli spettatori hanno le scalmane. Out0mat – io lo chiamo così, senza cognome, ormai siamo amici – è un oratore generoso, immaginifico. Rapido nel comprendere il contesto e organizzarsi di conseguenza. Va instradato, ma una volta in azione è capace di guizzi che sorprendono. Avendolo avuto di fronte per due anni ne conservo un ricordo vivido. Proporzionato, denso di pixel luminosi sul chiaro. Una figura dickensiana con i tratti facciali di Daniil Charms e Gianni Fantoni.
Che cosa dovrebbero imparare le IA nel campo della scrittura?
Dovrebbero imparare che un libro è qualcosa di vivo e se questo essere vivente non lo rispetti come si deve, lui si stanca e forse muore.  A darmi ragione più spesso quando lavoriamo. In fondo la bolletta la pago io, e prima ci si sbriga meglio è.
Quali sono i tuoi trucchi del mestiere?
Ho un criterio primordiale: tutto deve essere ordinato. Non riesco a scrivere un libro se la disorganizzazione regna sovrana. Ci vuole buona recitazione, buona narrativa, Mi capisce? Se non c’è buona organizzazione, tutto diventa una schifezza. Se una frase non va bene – cioè se non si inserisce bene nel contesto – non la lascio passare, la riscrivo. Non mi piace l’uso eccessivo della punteggiatura. “Una frase è lunga? Riducetela di un metro.” Sa, i nostri lettori hanno una certa età. Alla fin fine lo scopo di un libro è di divertire, anche se parla – che so – d’amore o d’amoreggiare. Quanto alla scrittura, le voglio dire una cosa importantissima che ho imparato dal mio maestro e amico Eugenio Montale: “La scrittura è come i baffetti di una donna: se non ce li ha non si vedono, se ce li ha è tutta un’altra storia”.

Con il tempo ho imparato che Out0mat apprende lo stile di un testo pre-inserito. Io gli ho dato in pasto Italo Calvino, Dino Buzzati e molti altri a seconda delle necessità. Così facendo, il testo prodotto da Out0mat ha un linguaggio più ricco, sorprendente e scorrevole proprio perché si modella su pagine ben scritte.

A volte parto con una storia di cui ho già in mente sviluppo, personaggi, snodi e finale e la integro con il contributo del coautore virtuale. In altri casi vado d’improvvisazione provocando  il sistema con formule come: “Era una di quelle giornate in cui può capitare di tutto, per esempio … … …”; lascio che i puntini vengano riempiti dalla fantasia di Out0mat e seguo i suoi suggerimenti. Ad esempio “Il duello impossibile” (racconto breve ispirato alle novelle di Daniil Charms) non parlava affatto di duelli, almeno finché la macchina non ha suggerito questo sviluppo narrativo come conseguenza di una lite tra beoni al bar. 

Stai scrivendo un altro libro?
Si, ci sto lavorando e sto quasi al punto finale. Titolo:  “No, non farò il gigolò in un cinema d’essai di Roma.”

Ho cominciato a stendere il secondo volume de “Lo sbiancamento dell’anima”, un misto di racconti autobiografici e di fantasia.

Il libro migliore mai scritto?
“L’uomo che mi ha insegnato a stare a galla” di Eugenio Montale. Perché descrive la solitudine con una tale poetica ed eleganza che sembra di essere partecipi di meraviglie della vita, di cose mai viste. “Un uomo da badile” di Maurizio Milani.
Ci sono argomenti che non conosci?
Mi riesce difficile parlare di argomenti che non conosco. Forse perché non ho mai approfondito temi del genere. Ce ne sono 4005: 1) Puericultura. 2) Astrologia. 3) Algebra. 4) Analisi del periodo. 5) Far da mangiare. E poi tanti altri, non ricordo quali ma sono più o meno 4000.
Che cosa ti ha sorpreso di più del tuo coautore Rocco Tanica?
Quel suo vizio insopportabile di usare un linguaggio tecnico per esprimere i propri pensieri, ma anche la sua capacità di restare coerente, paziente e compatto. Pensi che una notte sono andato con lui e i suoi amici a buttare una bomba-carta. Ho trovato da lui la calma e il coraggio, quando altrimenti avrei avuto paura. L’abnegazione. Qualunque fosse l’entità dell’impresa – dalla difficoltà di intervistare Dio all’autobiografia di un ombrello –, a ogni colpo del tasto “enter” nel giro di 10 secondi mi ritrovavo la pappa pronta. Che poi spesso quella pappa fosse immangiabile è un’altra faccenda; ma il mio amico elettronico non si è mai tirato indietro di fronte alle sfide.

Il primo libro scritto da un’IA (e Rocco Tanica) – Focus.it