Mare fuori: numeri impressionanti e domande importanti

24/08/2022 – di Robert Bernocchi
Siamo tornati!
Avete fatto buone vacanze? Siete pronti per una nuova montagna di dati e analisi? Oggi questo è il menu:

  1. Il fenomeno Mare fuori: i dati su Netflix sono impressionanti. Ma sono anche impressionanti le domande che ci dobbiamo porre
  2. I numeri settimanali di Netflix: cosa possiamo imparare? Sicuramente, conviene puntare su erotismo e diversità (preciso: sono due temi distinti, meglio sottolinearlo 🙂
  3. I (fantastici) numeri di House of the Dragon (e perché non è facile valutarli)
  4. Piccola conferma che le piattaforme non ci pensano proprio a investire sullo sfruttamento theatrical

Premessa: nel sistema di rilevazione degli ascolti (a cui potete accedere anche voi) abbiamo recentemente aggiunto una slide (la numero 6), che permette di vedere i risultati di tutti i prodotti italiani che sono finiti (almeno per una settimana) nella classifica italiana di Netflix. Stavo già notando da tempo che Mare fuori era ormai stabile nelle classifiche settimanali delle serie e che era il caso di studiarlo con attenzione. Ma fino a pochi giorni fa non pensavo a un dato del genere, che vede le due stagioni decisamente in testa alla classifica dei prodotti italiani:

Va fatta una precisazione: Strappare lungo i bordi sicuramente è stata la serie italiana vista da più persone/abbonamenti in Italia, altrimenti non sarebbe stato possibile per un prodotto di meno di due ore finire in testa per due settimane consecutive tra tutte le serie. Ma credo che – a questo punto – Mare fuori abbia fatto meglio della serie di Zerocalcare come numero di ore, nonostante il nostro sistema presenti sicuramente un margine di errore, non potendo contare sui numeri reali e certi di ore viste, come avviene invece per i prodotti che finiscono nelle top 10 mondiali.

In ogni caso, la tenuta di Mare fuori, rispetto a tutte le altre serie italiane (che al massimo sono rimaste quattro settimane nella top 10 nostrana) è incredibile. Questa serie è da dieci (10) settimane nelle classifiche italiane di Netflix, sempre con entrambe le stagioni. Ha iniziato infatti nella settimana 13-19 giugno e da quel momento è rimasta sempre in top ten. Concorrenza debole, potrebbe pensare qualcuno, visto che è il periodo estivo? In realtà, tutto il contrario. Come ben sappiamo, Netflix fa uscire cose importanti tutte le settimane. Per dire, le serie nuove arrivate in questi due mesi erano: Stranger Things (ultime due puntate), Peaky Blinders, The Umbrella Academy, Resident Evil, Virgin River, Sandman, Keep Breathing, Non ho mai…, Locke & Key e la versione coreana de La casa di carta. Nonostante questa concorrenza notevole, Mare fuori è rimasto al terzo e quarto posto con le sue due stagioni per cinque settimane consecutive, è sceso al quarto e quinto posto alla sesta settimana, poi è tornato al terzo e quarto posto. Infine, quinto e sesto per due settimane e in quest’ultima è anche migliorato, quarto e quinto (davanti all’ultima stagione di Stranger Things). Per chi interessa, ho preparato un Excel con le top ten di queste dieci settimane, così è ancora più evidente con chi si è ritrovato a combattere Mare fuori. Sicuramente hanno aiutato anche il numero di episodi (dodici, decisamente di più dei prodotti italiani Netflix), ma come dico sempre, poi le serie lunghe bisogna che qualcuno le veda, non è certo scontato.

Ora, questo risultato conferma come su Netflix vadano sempre molto bene le serie crime (che siano fiction o documentari) e teen, quindi Mare fuori era perfetta per la piattaforma americana. Ma porta anche a riflessioni su altri aspetti. Intanto, che il pubblico Rai (intesa sia come tv lineare, che come Rai Play) non coincida molto con quello Netflix, considerando che la serie aveva già ottenuto risultati importanti su Rai Play (e discreti su Rai Due). Ma soprattutto come la Rai si riveli sempre leader a livello di produzioni, non solo con prodotti per il pubblico (decisamente più maturo) di Rai Uno.

Per Netflix c’è una notizia positiva e una negativa. Ha avuto buon fiuto chi ha comprato Mare fuori. Ma lascia molto perplessi che una serie già andata in onda sulla Rai, faccia meglio (anzi, molto meglio di tutte, a parte Zerocalcare) di tutte le produzioni Original Netflix uscite da giugno 2021, prodotti che per lo più non sono riusciti a parlare con grande efficacia al pubblico della piattaforma, in Italia e all’estero. C’è da riflettere quindi: se questi sono i risultati di una serie in licenza (molto più economica di un Original), forse c’è qualcosa da rivedere sul lato produzione.

Infine, è l’ennesimo dato che mi conferma come sia urgente capire meglio quanti sono veramente gli iscritti a Rai Play. La cifra che è uscita qualche mese fa, parla ormai di 22 milioni di account (e “6 milioni di utenti fidelizzati”, anche se non è chiaro quale debba essere il consumo per venire considerato come ‘fidelizzato’), ma stiamo parlando effettivamente di 22 milioni di persone? Penso proprio di no, altrimenti Rai Play starebbe sostanzialmente in tutte le case italiane e farebbe numeri pari o anche superiori a quelli della Rai lineare. Come sempre, avere uno standard preciso sugli utenti che utilizzano le piattaforme streaming, sembra impossibile…

Iniziamo con un po’ di Italia. L’ultimo capitolo della trilogia erotica polacco-italiana (molto più polacco che italiana), Altri 365 giorni, ha aperto con un risultato importante (terza posizione con 39,3M), ma decisamente inferiore al suo predecessore. Infatti, ricordo che 365 giorni: Adesso aveva debuttato in prima settimana con 77,9M, ottavo posto assoluto per un debutto di un film in lingua inglese (molto discutibile peraltro che fosse in questa categoria, altrimenti sarebbe stato il miglior esordio di sempre per un titolo in lingua non inglese). Insomma, questo capitolo conclusivo ha fatto la metà del secondo episodio, segnale evidentemente di un po’ di stanchezza (nel pubblico, non nei due focosi protagonisti). Detto questo, si conferma che i prodotti erotici funzionano molto bene su Netflix (pensate anche al successo a sorpresa Sex/Life) e sarebbe il caso che anche in Italia, senza vergognarsene, si producano film e serie di questo tipo. Ricordo, peraltro, che l’unica serie italiana finita nelle top ten mondiali di Netflix, Fedeltà, puntava decisamente sull’erotismo (anche se forse poteva farlo maggiormente).

In testa tra i migliori film in lingua inglese, troviamo ancora Day Shift – A caccia di vampiri. In prima settimana, aveva esordito con 56,5M di ore, che gli erano valse l’undicesima posizione tra i migliori esordi in questa categoria. Nell’ultima settimana, invece, ha ottenuto 63,3M, che valgono la decima posizione per le migliori seconde settimane e che, nel suo complessivo, portano a questa situazione:

E veniamo al fenomeno Purple Hearts, visto che ha ottenuto altre 46,3M di ore nella sua terza settimana (terzo miglior risultato per questo periodo temporale, di poco dietro alle 50,6M di ore di Red Notice). Nell’ultima settimana, è sceso a 23,4M, che comunque significano il terzo miglior risultato per una quarta settimana. Quindi, non solo il film è al settimo posto della classifica all time di Netflix (ha ancora qualche giorno per migliorare questo dato), ma probabilmente continuerà a tenere bene e a crescere negli ascolti assoluti.

Ha chiuso invece i suoi primi 28 giorni The Gray Man, come previsto al quarto posto della classifica all time di Netflix (così potete vedere anche il dato di Purple Hearts):

Buon risultato? Un po’ deludente rispetto alla pressione di essere il film più costoso della storia della piattaforma (e quindi, probabilmente, di tutte le piattaforme)? Se ne può discutere. Io partirei dall’idea che non si può mai dare per scontato un successo e che quindi un quarto posto assoluto non va sottovalutato. Se poi vogliamo discutere e approfondire l’opportunità di spendere cifre così alte per prodotti che ovviamente non possono portare i numeri di una serie, facciamolo (anzi, lo farò sicuramente, prima o poi).

Per capire come su Netflix funzionino bene anche film con alcune idee strariciclate, basti pensare a Linee parallele (ennesima versione di Sliding Doors, solo per citare l’esempio più celebre, ma non certo il primo in questo senso), secondo questa settimana con 48M di ore. Sul fronte docu, invece, da notare gli ottimi 20M di Untold – La fidanzata inesistente (come mettere assieme documentario sportivo e catfishing) e il decimo posto di Nella mente di un gatto con 6,99M di ore.

Le serie
Come sta andando Sandman? In decisa crescita. Eravamo partiti da una prima settimana da 69,4M di ore, che significava il 17esimo posto tra i migliori debutti per una serie in lingua inglese (ovviamente, da quando Netflix fornisce questi dati). Passo in avanti nella seconda settimana, sia per quanto riguarda il miglioramento nelle ore viste (127,5M, è normale che si vada meglio nella seconda settimana, visto che la prima è composta di soli tre giorni di sfruttamento, ma qui il balzo è quasi il doppio dell’esordio, dato molto confortante), ma nella posizione in classifica (ottavo per i dati della seconda settimana e forse questo fa intuire che molti non conoscevano bene questa property e che ci sia stato un buon passaparola).

La terza settimana è stata decisamente spinta dall’uscita di un episodio 11, di cui non si sapeva nulla (ma va detto che in origine della serie si era parlato come composta di undici episodi ed effettivamente alla fine è stato così). A conferma che Netflix continua a testare soluzioni che mettono assieme una release di tutti gli episodi… per poi uscire qualche settimana dopo con un episodio ‘bonus’ (è capitato con diversi reality). La serie ha quindi ottenuto altre 77,2M di ore, che significano non solo la conferma della prima posizione per la terza settimana consecutiva, ma anche un dato che significa la settima miglior terza settimana. Questi i risultati totali dopo tre settimane:

Ma quindi, si farà una seconda stagione di Sandman? Discorso complesso: il titolo è chiaramente piaciuto e magari con il tempo troverà nuovi appassionati. Netflix punta a costruirsi delle IP interne e le potenzialità di Sandman sono notevoli. Pensate solo a quanto potrebbe funzionare una miniserie di Death. O anche una sorta di prequel di Corinzio, in cui lo vediamo per un secolo portare avanti i suoi omicidi. Tuttavia, l’investimento è stato notevole. Dovessi fare un pronostico, a questo punto mi viene da pensare che (anche per motivi di comunicazione) si possa seriamente pensare ad andare avanti. Ma un altro buon dato anche in quarta settimana, aiuterebbe molto.

Dato interessante per la terza stagione di Non ho mai… La prima settimana ha ottenuto 55 milioni di ore, in linea con il debutto della seconda stagione (58,3M). In questa seconda settimana, ne ha conquistate altre 59,4M, in miglioramento rispetto alle 50,1M del suo predecessore, tanto che questa settimana in top ten sono tornate anche la prima stagione (17M) e la seconda (16,7M).

Questo è chiaramente un prodotto a basso costo (sì, i contratti dei creatori e degli attori saranno più costosi adesso rispetto all’inizio, ma comunque non è confrontabile con i budget di serie come Sandman) e che si potrebbe replicare tranquillamente anche in Italia. Mi conferma che il tema di realizzare prodotti all’insegna della ‘diversità’ è, prima ancora che un’opportunità culturale/sociale, un’ottima strategia economica (si serve tutto il pubblico esistente, non solo i maschi bianchi 40-50enni, come capita spesso con il cinema italiano). D’altronde, non sono tante le serie Netflix che arrivano alla quarta stagione (già confermata da tempo, sarà anche l’ultima).

Curiosamente, anche Locke & Key ha visto la sua terza stagione debuttare nella stessa settimana di Non ho mai… e con risultati (38,4M) simili all’esordio della seconda (che aveva aperto con 35,5M). In questa seconda settimana, altri 28,3M, qui in forte flessione rispetto ai dati della seconda stagione (che aveva conquistato altri 56,4M).

E veniamo alla mia beniamina, Avvocata Woo. Qui va fatta una premessa. Giustamente, Netflix ha modificato i propri parametri per serie come questa, i cui episodi escono di settimana in settimana. Invece di valutare le ore viste nei primi 28 giorni dall’uscita del primo episodio, si valutano le ore viste nei primi 28 giorni per ogni singolo episodio. Questo significa ovviamente che, per quanto riguarda le ultime puntate uscite, i dati non sono ancora completi, e ovviamente devono uscire il quindicesimo e il sedicesimo episodio. Questo ha portato Avvocata Woo, anche questa settimana, a mantenere saldamente il primo posto tra le serie in lingua non inglese con altri 77,4M di ore, e a scalare le posizioni della classifica all time delle serie in lingua non inglese di Netflix:

così come le ore totali di tutti prodotti (sempre della stessa categoria) che finiscono nelle top ten Netflix. Secondo il nostro monitoraggio al momento è sesta, ma passerà probabilmente al quinto posto tra una settimana:

E’ veramente difficile raccontare gli ascolti di una serie come House of the Dragon, che viene trasmessa sia sulla tv via cavo tradizionale (HBO) che sulla relativa piattaforma streaming (HBO Max, che peraltro è gratuita per gli iscritti a HBO via cavo). Citiamo intanto un po’ di precedenti, partendo ovviamente dai dati de Il trono di spade, che aveva chiuso la sua ultima puntata con 13,6 milioni di spettatori nel primissimo passaggio su HBO, diventati 19,3 milioni grazie alle repliche immediatamente successive e ai numeri dello streaming, e un totale finale di 44 milioni, maturato tra tutte le opzioni possibili in cui vedere quell’episodio (altri passaggi lineari, visioni registrate, on demand e la piattaforma streaming HBO GO).

Sono numeri che sembrano ormai impossibili per la tv via cavo (Yellowstone fa in media 7 milioni per ogni primo passaggio ed è un numero comunque sconvolgente). D’altronde, proprio Il trono di spade aveva iniziato con ben altre cifre. Nel 2011, la prima puntata aveva portato a 2,2 milioni di spettatori nel primo passaggio, mantenendo poi una media di di 2,52 milioni (3,04M per la puntata finale di quella stagione). Tuttavia, gli ascolti complessivi su tutte le piattaforme portavano a una media di 9,3 milioni di spettatori per ogni episodio.

Considerando quanto detto sopra, un altro aspetto di cui tenere conto (e per cui è il caso di andarci piano con i giudizi troppo frettolosi) è il rapporto tra quanti vedranno House of the Dragon nel primo passaggio lineare su HBO e quanti lo recupereranno successivamente. Per Il trono di spade, questo rapporto, durante le otto stagioni, era del 31%, mentre per serie recenti come Euphoriae Succession è inferiore al 10%. Per esempio, ormai è veramente molto difficile riuscire a superare i 2 milioni di spettatori per un primo passaggio lineare.

Detto tutto questo, i numeri di House of the Dragon sono spettacolari: 9,986 milioni di spettatori grazie alla trasmissione lineare e alle varie opzioni di HBO Max negli Stati Uniti domenica sera. Si tratta del miglior debutto per una nuova serie originale per quanto riguarda HBO, che ha anche affermato che gli ascolti che avvengono la domenica sera rappresentano solo il 20-40% di tutte le visioni di una puntata. E’ utile ricordare che la puntata finale della seconda stagione di Euphoria aveva conquistato a febbraio 6,6 milioni di spettatori attraverso le varie opzioni di visione durante la prima serata di programmazione.

In effetti, il problema di giudicare al meglio questi dati (che comunque, giova ribadirlo, sono enormi) è che facciamo dei confronti spesso con prodotti che venivano consumati in maniera diversa e senza tutte le possibilità offerte dalle opzioni streaming, ora molto più popolari di quanto, nel 2019, terminava Il trono di spade.

Nei comunicati ufficiali su questo successo, si è parlato anche del fatto che questo sia stato il miglior debutto di una serie di HBO Max non solo negli Stati Uniti, ma anche in Sudamerica e nella regione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa). Ma, come sempre per questa piattaforma, non ci sono cifre ufficiali per quanto riguarda le visioni in streaming. Spero che, tra 28 giorni, i dati americani forniti da Nielsen ci diano un’idea più chiara (e confrontabile anche con prodotti Netflix o Disney+), ma non è detto che, essendo questa una serie Original di HBO (e non di HBO Max), uscirà qualcosa in proposito. D’altronde, se i numeri saranno molto positivi, è anche nell’interesse di Warner Bros. Discovery comunicarli. Vedremo…

Termino questa newsletter con un pensierino sul rapporto tra piattaforme e sale. In questi giorni, è stato annunciato che Glass Onion – Knives Out, sequel di Cena con delitto – Knives Out (311M ai botteghini mondiali) uscirà su Netflix il 23 dicembre e “in cinema selezionati”. Insomma, dopo che si era mormorato che questo titolo avrebbe potuto avere un’uscita al cinema importante (e una window più consistente del solito), direi che è una bella doccia fredda per chi (non io, beninteso) consiglia a Netflix di buttarsi a capofitto nello sfruttamento theatrical.

Qualcuno dirà “ma la nuova, attesissima serie di Amazon Prime Video Il signore degli Anelli – Gli anelli del potere uscirà nei cinema!”. No, non è così. Sì, i primi due episodi saranno disponibili dal 31 agosto (due giorni prima dello sbarco sulla piattaforma), ma come riporta Variety solo nelle sale Cinemark (che riserveranno i posti esclusivamente ai membri del programma Cinemark Movie Rewards) e in alcuni – pochi – Paesi (Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Irlanda Argentina, Colombia, Australia e Nuova Zelanda). Chiaramente, non si tratta di uno sfruttamento economico theatrical, ma soltanto di una strategia promozionale (e dall’attenzione che ha ricevuto, direi che ha funzionato).

Insomma, la speranza che le piattaforme debbano risolvere il problema della mancanza di prodotti importanti in uscita al cinema, è (giustamente) destinata a non essere soddisfatta. Meglio rivolgersi alle major e pretenderlo (correttamente) da loro…

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