Evil West: pistoleri, vampiri e tanto sangue

Il West immaginato da Flying Wild Hog non è quello di stampo più “classico” che abbiamo letto nei libri, visto nei film o esplorato con Arthur Morgan in Red Dead Redemption 2 (a proposito, siete a un click di distanza dalla recensione di Red Dead Redemption 2). Non mancano, è vero, i ranch, le vaste distese che si confondono nel crepuscolo e le revolverate, ma nel mondo concepito dagli autori di Trek To Yomi sono i vampiri, e altre abominevoli creature, a dettar legge. Evil West rielabora con carisma il mito della frontiera, pennellandolo di venature orrifiche che abbandonano però l’inquietudine per farsi portatrici di truculenza ed eccesso. In terre germaniche, nei saloon della Gamescom 2022, abbiamo potuto testare il secondo atto dell’avventura, e ne siamo rimasti piacevolmente coinvolti, inebriati da un’ondata di sangue e smembramenti.

Pistoleri e Vampiri

C’è una gerarchia da rispettare nel malvagio West di Flying Wild Hog. In cima alla catena alimentare ci sono rivoltanti succhiasangue (nel gioco noti come Sanguisughe), che hanno “addomesticato” gli umani a tal punto da rendere i Pistoleri i loro famigli, scagnozzi che ne eseguono gli ordini alla luce del sole, in quei luoghi dove i mostri non possono far sbucare il muso. In questo mondo polveroso, si muove Jesse Rentier, un cacciatore di vampiri pronto a seguire le orme del padre, e a massacrare uomini e bestie senza pietà alcuna.

L’anima smargiassa di Evil West sembra emergere sin da subito, partendo da una sceneggiatura che, pur nelle poche cinematiche a cui abbiamo assistito nella nostra mezz’ora di prova, ha saputo dar mostra del suo lato tagliente e spaccone, pienamente in linea col carattere del protagonista. Lo stesso approccio adottato per la scrittura appartiene anche al gameplay: Evil West ci sembra un’esperienza sopra le righe in termini stilistici e ludici, un inno al Grand Guignol che sguazza nel suo desiderio d’eccedere. E va più che bene così: tra teste che esplodono, fiumi di sangue e corpi fatti a brandelli da un singolo pugno, ogni area di Evil West vuole darci in pasto un bel banchetto di violenza e azione.

Fucili, pistole e cazzotti

Per non sprecare l’eredità paterna, e quindi tener fede al buon nome della famiglia di ammazza-mostri, Jesse ha a disposizione tre strumenti (quantomeno all’interno della demo): un fucile, una pistola e un guanto opportunamente modificato per mettere al segno il massimo dei danni. Il connubio di questo trio di armi dà vita a un combat system a metà strada tra le sparatorie a distanza e gli attacchi corpo a corpo (ve ne avevamo parlato anche nella nostra precedente anteprima di Evil West).

Entrambi gli approcci, da alternare sapientemente nell’arco dei combattimenti, donano all’esperienza un ritmo ben ponderato, all’insegna della frenesia e scevro da troppi tatticismi. È una mattanza, quella di Evil West, che non conosce tregua, e nella quale non bisogna nemmeno fermarsi a pensare a quando ricaricare. Tutto funziona in automatico, e persino la mira è un fattore quasi secondario: mentre con il fucile possiamo effettivamente focalizzarci sul bersaglio, magari per colpirne i punti deboli segnalati dall’interfaccia, con la pistola basterà solo premere il grilletto. Ed ecco che, una volta che i nemici saranno barcollanti, potremo avvicinarci per frantumarne le ossa, ripristinando al contempo la nostra salute. L’andirivieni di assalti a distanza e sganascioni risponde insomma anche a un’esigenza strettamente ludica, e non è solo orientato a massimizzare la spettacolarizzazione delle battaglie. Per fare in modo che questo ritmo così dinamico e quest’andamento appagante non si affievoliscano, è necessario che la varietà sia l’arma più importante nella fondina di Evil West: ambienti, nemici, poteri e situazioni dovranno essere diversificati a sufficienza per valorizzare al massimo un sistema di shooting e un combat system che, nella loro leggera immediatezza e nella loro scanzonata funzionalità, palesano al momento qualche spigolo qua e là, soprattutto nella gestione degli impatti.

Una discreta differenziazione dell’esperienza sarà quantomai importante anche per alleviare il peso di una linearità un po’ anacronistica. Non c’è nulla di sbagliato nel proporre un avanzamento che obbedisca alle regole di un level design poco arioso, ma in alcuni momenti Evil West lascia spazio a un’interattività molto limitata, connessa a specifici punti dell’ambientazione: per superare un crepaccio, ad esempio, il gioco ci suggerirà immediatamente l’appiglio obbligatorio da sfruttare.

Piccole, nonché subito percettibili, deviazioni servono più che altro a ottenere bottino extra, e tutto sembra far brodo per delineare il profilo di un sistema di sviluppo del personaggio discretamente approfondito, suddiviso in due diversi Skill Tree che potremo approfondire solo con una prova più estesa.

Perlomeno dal punto di vista artistico, Evil West potrebbe dar sfoggio di una buona personalità: le fasi “in superficie” – tra le lande dell’Ovest, pattugliate da Pistoleri, si alternano a sequenze “sotterranee”, tra caverne e cunicoli, dove il sole non arriva, culla di quegli abomini che Jesse è chiamato a eliminare. La demo si è conclusa proprio nel sottosuolo, negli abissi della Terra dove abbiamo fronteggiato un Vampiro di alto rango, in una boss fight più ritmata che rifinita.

Sempre in nome della varietà, per mantenere alto il tasso di coinvolgimento, Evil West sarà affrontabile anche interamente in cooperativa online, con tanto di combo ad hoc concepite appositamente per questa modalità. Così facendo, tra momenti “alla luce del sole” e altri nelle tenebre, mentre ci barcameneremo in mezzo a nemici umani e bestie succhiasangue, il gioco di Flying Wild Hog dovrebbe tenerci impegnati dalle 12 alle 15 ore. Una durata più che solida per un’avventura che al momento ha tutte le pallottole nel tamburo della rivoltella per centrare il bersaglio prefissato.

Evil West: pistoleri, vampiri e tanto sangue